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Egregio Direttore,
torno a disturbarla dopo non poco per un breve appunto. Qualcosa che mi ronza in testa da tempo e che vorrei condividere con lei. Purtroppo nulla di buono.
Partiamo da un principio assoluto. Questo Paese è da anni in una evidente fase recessiva. Una recessione dove l’economia segue (e non precede) una profonda crisi sociale e di valori collettivi.
La bolla finanziaria esplosa negli ultimi 18 mesi tra USA e vecchio continente è qualcosa che solo indirettamente ha interessato il nostro impianto produttivo. Se vogliamo, ha addirittura creato un pretesto.
Il nostro è uno Stato dove gli interessi di poche decine di persone hanno eretto barriere e taciti accordi di non belligeranza tali da rendere paradossale qualsiasi tentativo di destituzione dello status quo.
Nei fatti, non c’è concorrenza, ma oligopoli e spartizioni dei bottini. Il “blob” che comanda è un mix di finanza e criminalità. Così, chi commette illeciti è spesso vestito di sartoria e non corre rischi perché le leggi sono fatte anch’esse su misura, da amici fidati. Roberto Saviano ha raccontato l’Italia, non solo una parte di essa. Perché la criminalità non ha confini lontani e agisce spesso con il sorriso sulle labbra.
Affinché il sistema funzioni è sufficiente controllare l’informazione. Niente di meglio dei media nostrani, gestiti da conflitti d’interesse macroscopici che vanno dal nazionale al locale, con personaggi inquietanti a muovere le fila del paradosso cartaceo che ci rende uno zimbello internazionale.
Chiamare l’Italia un Paese “parzialmente libero” (come sentenziato da Freedom House solo pochi mesi fa) pare francamente riduttivo. L’Italia è un Paese morente, dove decine di migliaia di persone se non hanno già perso il lavoro sono in procinto di farlo, smarrendo definitivamente occupazione e dignità, spogliate di qualsiasi possibilità futura. Ma tutto deve essere taciuto alla opinione pubblica. E i pochi che ne parlano vengono addirittura ritenuti iettatori (e non cronisti) da chi ci governa. Non solo. Tra le pratiche più odiose di questo esecutivo, c’è l’arroganza con la quale si vuole far credere che chi non ama l’attuale governo non ami l’Italia. Nulla di più falso e fuorviante. È vero proprio il contrario: chi si dice lontano da certe persone e dai loro atteggiamenti pubblici e privati lo fa sapendo di essere un elemento di disturbo per i manovratori. Ma l’amore per questo Paese (che è tutt’altro che quello attuale) può e deve far gridare all’assurdo. L’assurdo di vedere finte interviste, spot sfrontati, un’etica a proprio uso e consumo, l’ autocompiacimento imbarazzante di politicanti senza vergogna. Tutto questo in barba all’Italia e non a suo beneficio.
Già, perché nell’era mediale il problema c’è se se ne parla (grandemente, se ne parla la TV generalista), altrimenti, per magia, scompare. Così, i canali tradizionali nazionali guidano la crociata del silenzio e della distrazione, mentre la “rete” viene additata come palestra di eversione. Nulla di più falso ed anacronistico.
Eppure l’assurdo è ad un passo. Non più grande impresa (troppo cara per manodopera e fiscalità). Non più media impresa (che vive per lo più come “indotto” della prima). Non più ricerca (per chi ci governa le priorità sono altrove). Non più istruzione per tutti (meno insegnanti, meno risorse, maggiori necessità per le famiglie di portare soldi a casa), perché una popolazione più ignorante è più facilmente manovrabile. Un debito pubblico in aumento continuo. Una evasione fiscale tornata a crescere in modo evidente (+10% in un solo anno) ed un condono (per capitali “esportati”) alle porte. Nessun progetto concreto di rilancio. Nulla di nulla. Solo ronde, festini e la sfrontatezza di defraudare il voto popolare che anni fa disse no al nucleare per caldeggiare lobby arcinote e rivendere come efficace una tecnologia vecchia e dannosa.
In tutto questo sono gli italiani normali a rimetterci. Come sempre.
La scomparsa definitiva del ceto medio sarà la pietra tombale di questa nazione di furfanti ed allocchi. Con il benestare di chi guarda la crisi dalla terrazza, negli ultimi anni è stato distrutto il più importante ammortizzatore sociale italiano, cioè “la famiglia”, quel nucleo caratteristico in grado di far galleggiare la giostra nonostante le enormi difficoltà delle nuove generazioni, ammanettate ad un precariato avvilente e privo di prospettive migliorative. Quando saranno esaurite le risorse di chi porta soldi sicuri, sarà la fine per chi non ha rendite, beni al sole e santi in paradiso. Sarà più facile ancora addomesticare la massa.
E mentre sta avvenendo OGGI, ADESSO, il più colossale esperimento di illusionismo di Stato in una Nazione del vecchio continente, resistere pare ormai l’unico antidoto.
La saluto
Giuseppe Anelli
1 luglio 2009
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