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   ANNO  IV  n°1207    Martedì 7 Settembre 2010

ULTIME NOTIZIE:   -  VITERBO: METEO, UNA SETTIMANA DI PREVISIONI PER LA TUSCIA

LA "LECTIO BREVIS" DI ALFIO
di Linda Natalini - interviene Michele Bonatesta

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La Consigliera Comunale Linda Natalini

Venerdì era stata organizzata dal Comune di Viterbo una festa per Alfio Panneca , in occasione della pubblicazione di un libro “Una volta anch’io ero giovane”.

Tutto secondo protocollo , ma Alfio, da persona libera qual è sempre stata, ha …rovesciato il tavolo dei cioccolatini.

Bando a targhe ed ufficialità , che piacciono tanto a questo sistema dell’apparire e luce sparata sulla realtà : quella di un cittadino che ha dato innumerevoli dimostrazioni di dignità ed accoglienza, che ha rinunciato alla casa che gli era stata assegnata sia per seguire i suoi amici, i ragazzi del Centro sociale che sono, ormai , la sua famiglia, sia per non togliere la casa a chi l’aveva occupata durante il suo ricovero in Ospedale.

Un cittadino che ha bisogno di un luogo decente dove vivere , che lo sta chiedendo da anni, un luogo non confinato in un Istituto , perché per lui sarebbe la morte, una struttura che, messa su un terreno comunale, sarebbe poi di proprietà del Comune stesso.

Un cittadino che chiede una casa ed al quale si offre una targa, ed allora , giustamente dice:”Per attaccarla dove?”.

Il Comune ha fatto un po’ come la Regina Maria Antonietta di Francia , che rispose a chi le diceva :”Maestà, il popolo non ha pane “ , “Allora date loro delle brioches”.

Insensibilità quella, colpevole superficialità quella che riscontro nell’atteggiamento di questa Amministrazione Comunale : nessuna volontà di risolvere un problema , ma inutili lustrini. Alfio , con la sua grande umanità, ha riportato tutti sul campo del reale.

E allora , da anni, facendomi interprete di tante sollecitazioni , chiedo che venga data una casa ad Alfio, lì, dove è stato trasferito il Centro sociale, l’ultima volta l’ho fatto a settembre, in occasione della visita del Papa , ma se andiamo a guardare i verbali delle sedute di questi anni , sono almeno molte le volte in cui sono intervenuta sull’argomento , lo faccio di nuovo oggi , prendendo lo spunto sia dall’episodio di venerdì , sia da quanto ha denunciato la Consigliera Ciambella sul pericolo delle strutture fatiscenti che sono a Valle Faul.

Abbiamo trasferito il Centro Sociale , ma , contemporaneamente nulla è stato fatto per la sua bonifica e per risolvere il problema della casa di Alfio , che ha seguito i suoi ragazzi.

Cosa altro dobbiamo aspettare per rispettare i diritti di un cittadino che si riconosce simbolo della viterbesità, tanto da organizzare una cerimonia in Comune in suo onore e che ha diritto ad una vita dignitosa?

O pensavate davvero che “Fatta la festa , gabbato lo santo”? Ma Alfio non si è piegato al gioco dell’apparenza e voi cosa altro aspettate per riconoscergli NEI FATTI , il rispetto che merita?

Forse di consegnargli una targa alla memoria?

Linda Natalini
Consigliere Comunale P.D.



Interviene il Direttore:



Non è nostra abitudine intervenire ‘ a commento ‘ o a ‘ integrazione ‘degli articoli dei consiglieri comunali, degli amministratori, dei politici, dei rappresentanti istituzionali in genere dato che – eventualmente – ci siamo sempre riservati il diritto-dovere del giornalista di intervenire quantomeno il giorno dopo per poter dare il proprio contributo ad un eventuale dibattito, per poter esprimere la propria opinione.

Ci scusiamo, quindi, con la consigliera Linda Natalini se questa volta deroghiamo a quella che è sempre stata una nostra regola ma il fatto è che – quando è arrivato il suo comunicato – noi stavamo scrivendo, commentando proprio la ‘ cerimonia ‘ che ha visto protagonista Alfio Pannega, ospite della Sala Regia nel Comune di Viterbo.

E stavamo scrivendo, più o meno, le stesse cose che ha scritto la consigliera Natalini, magari a modo nostro, magari con parole differenti, magari con uno ‘spirito ‘ differente nei confronti degli amministratori protagonisti ed ideatori di quella cerimonia.

Ritornare sull’argomento in un ‘ terzo ‘ momento ci è sembrato dare eccessiva ‘enfasi ‘ ad un avvenimento che andrebbe dimenticato il prima possibile non essendo possibile fare finta – purtroppo - che non si sia mai verificato.

Per cui…

… per cui meglio chiuderla subito qui, dicendo quel poco che ( forse) è rimasto da aggiungere a quanto tanto bene esplicitato dalla consigliera comunale Linda Natalini.

Dunque Alfio Pannega assurto a rappresentante della ‘ cultura ‘ viterbese attraverso la sua viterbesità.



L’amico e collega Gianfranco Faperdue, che non più tardi di un paio di giorni fa aveva scritto un articolo per ‘ latuavoce ‘ lamentando il fatto che Viterbo era sicuramente rimasta città d’arte ma in quanto a cultura da troppo tempo non se ne faceva più, è stato immediatamente smentito dai nostri imprevedibili amministratori che in quattro e quattr’otto hanno organizzato una “ lectio “ nella sala più rappresentativa del Comune, quella Sala Regia che per regolamento viene destinata solo ad accogliere manifestazioni di alto significato morale e culturale, una ‘ lectio ‘ ad uso e consumo degli studenti della scuola media ‘ Fantappié ‘ di Viterbo.

‘Oratore ‘ di turno - appunto – Alfio Pannega che per sua stessa onesta ammissione ha detto che ai suoi tempi la scuola ti faceva arrivare al massimo alla 5 elementare, senza nemmeno spiegare se lui questa fortuna l’aveva avuta o meno.

Non potendosi – pertanto – trattare di una “ Lectio magistralis “, ci si è dovuti accontentare di una “ Lectio brevis “ dove chiunque ha voluto, ha potuto approfittare del buon Alfio ( che tutti quelli di una certa età come noi conoscono e rispettano da sempre) per farsi un po’ di pubblicità gratuita di fronte ad un pubblico sicuramente non scarso.

Ed in tempo di elezioni… la pubblicità ( specie se gratuita) fa sempre comodo.

Alfio Pannega tra ricordi di vita vissuta e risposte alle domande che gli venivano poste, ‘ autore ‘ di un libro che di diritto entrerà a fare parte della letteratura contemporanea viterbese, raccontato ( forse) da lui e scritto da altri.

Alfio Pannega che, come Roberto Benigni, declama la Divina Commedia.

Alfio Pannega che – forse – ha fatto la quinta elementare, conosce a memoria la Divina Commedia e la recita senza nemmeno leggerla di fronte agli studenti della Fantappiè che – forse – non sanno nemmeno cosa sia la Divina Commedia e chi sia Dante.

Non certo per colpa loro ma sicuramente per colpa della scuola di oggi.

Ma dicevamo di Alfio.

Se a qualcuno fosse venuto in mente a suo tempo, forse lo si sarebbe potuto provare ad iscrivere a La corrida o a qualche altro gioco televisivo con la possibilità di vincere qualche premio, di alzare qualche lira ( o qualche euro) visto che con la cultura lui ,- di soldi – ne ha sempre fatti ben pochi.

Invece no.

Niente TV.

Per lui c’è stato l’onore più alto che gli si potesse concedere: una cerimonia nella Sala Regia del Comune, riservata agli eventi di elevato contenuto sociale e culturale.



Una “ Lectio brevis “, certo, visto il livello ‘ medio ‘della platea davanti alla quale veniva tenuta, ma che ha avuto una conclusione all’altezza del luogo ove si era svolta, appunto la Sala Regia del Comune di Viterbo.

Una “ Lectio brevis “ e poi Il momento della consegna di una targa della Cultura ad Alfio Pannega.

Un ‘ momento ‘ che è diventato ( e tale resterà per lungo tempo ) il momento del riscatto della dignità individuale da parte di chi di dignità ne ha evidentemente molta di più di quanto qualcuno poteva credere.

Il momento in cui Alfio Pannega ha ‘ rifiutato ‘di ritirare dalle mani dell’assessore alla Cultura del Comune di Viterbo la targa a lui destinata al termine della sua “Lectio brevis “.

Noi non eravamo presenti e quindi non siamo in grado di ripetere esattamente quello che ha detto Alfio accompagnando il ‘grande rifiuto ‘.

Non lo sappiamo ma possiamo immaginarlo essendo anche noi concordi nel considerar Alfio un esempio della viterbesità e quindi della schiettezza viterbese e quindi del linguaggio della schiettezza viterbese.

A 85 anni, giustamente, Alfio Pannega non sa che farsene di una targa ‘ alla Cultura ‘ dato che conosce a memoria la Divina Commedia e dato soprattutto che – a casa – ne ha già una vinta ad un torneo di briscola.

No; ad Alfio delle targhe non glie ne può frega’ di meno.

Lui quello che vorrebbe, quello che ha sempre cercato, è una casa tutta sua dove poter chiudere la sua esistenza (il più tardi possibile), vicino ai suoi amici del Centro Sociale.

Ma quella, la casa, non c’è verso che gliela diano.

La targa sì, la casa no.

Ed allora, cari amministratori – avrà pensato il ‘saggio Alfio ‘ tenetevi anche la targa e – magari – mettetevela nel…. ( censura ).

Bravo Alfio !

Questa sì che è dignità.

Hai dato una bella lezione a questa gente che fa politica, che finge di conoscere e di interessarsi dei problemi della polis ma che conosce e si occupa solo dei propri problemi, di quelli della casa propria, avendone una ( a differenza di Alfio )

Bravo Alfio !

Questa sì che è stata una bella lezione.

Addirittura una “ Lectio magistralis “ per quei quattro sprovveduti che pensavano di vedere il ‘vecchio ‘ Alfio sprofondarsi in mille inchini e ringraziamenti mentre, con la targa in mano, camminava all’indietro per non volgere le spalle – magari – al sindico della ggggente.

Bravo Alfio !

Con quel rifiuto hai insegnato a certi amministratori quale dovrebbe essere il rispetto per la gente.

Il rispetto che si deve soprattutto agli umili.

Il rispetto che si dovrebbe per i diritti degli umili.

Come il diritto ad una casa, almeno negli anni della vecchiaia.

Bravo Alfio !

Michele Bonatesta

9 febbraio 2010



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