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ANNO IV n°1210 Venerdì 10 Settembre 2010
A SAVONA IL PRIMO MATRIMONIO CIVILE IN ITALIA TRA OMOSESSUALI
-mercoledì 10 marzo Ore 16
VILLA CAMBIASO – Via Torino, 10 Savona:
Celebrazione del primo
MATRIMONIO CIVILE ITALIANO
NON ETEROSESSUALE
Letture introduttive a cura dell’attrice SIMONA GUARINO.
Musiche di
FABIO RINAUDO cornamuse, CLAUDIO DE ANGELI chitarra.
Consulenza dell’allestimento a cura di FELICE ROSSELLO.
Manuel Incorvaia
e
Francesco Zanardi
sono lieti di invitarvi alla cerimonia di unione civile che coronerà il loro sogno d’amore.
La cerimonia si terrà a Savona presso la prestigiosa Villa Cambiaso.
Le firme degli atti saranno invece ufficializzate a largo delle coste Liguri in modo tale di poter rendere valida l’unione.
Siete tutti graditi ospiti.
Strano paese l’Italia, in cui ci si arroga il diritto di decidere anche delle vite degli altri, anche di quelle di maggiorenni consenzienti, invadendo i loro diritti all’assistenza, alla successione, alla felicità.
La libreria UBIK organizza e sostiene il matrimonio civile (PRIMO CASO IN ITALIA) tra Manuel e Francesco, due cittadini liberi di decidere il loro futuro, di potersi assistere in vecchiaia... soprattutto liberi di volersi bene nelle forme DA LORO ritenute giuste, come succede in molti stati laici.
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso (spesso indicato come matrimonio omosessuale) è riconosciuto dalla legge di diversi occidentali (tra cui Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Canada, Sudafrica, Norvegia, diversi stati USA).
L'apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso è in tutto il mondo una delle principali rivendicazioni della militanza omosessuale. Tale richiesta politica nasce dall'esigenza di eliminare completamente dalla legislazione la disparità di trattamento fra unioni eterosessuali e unioni omosessuali, sul presupposto che il rapporto omosessuale sia una sana espressione della sessualità e che il diritto al matrimonio sia un diritto individuale inalienabile della persona.
Ma soprattutto in vari Paesi si può accedere a ufficializzazioni diverse dalle nozze; le persone omosessuali hanno spesso accesso a questa tipologia di Unioni civili, ovvero forme di convivenza fra due persone legate da vincoli affettivi ed economici, alle quali gli ordinamenti giuridici hanno riconosciuto uno status giuridico.
La vignetta che "Bobo" Staino ha inviato oggi alla UBIK, dedicata a Francesco e Manuel...
Martedì 23 marzo la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’ammissibilità nell’ordinamento italiano circa la legittimità o meno dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, ovvero sulla costituzionalità di alcune norme del Codice Civile in materia di matrimonio e famiglia.
Ricordiamo l’Articolo 3 della Costituzione Italiana, secondo il quale:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Molti sono i trattati e le Risoluzione approvate a livello europeo.
• L'Italia ha sottoscritto il trattato di Lisbona, che prevede tutela per le minoranze discriminate, anche per gay lesbiche e trans.
• L’art. 21 sella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea vieta ogni forma di discriminazione: compresa quella basata sull’orientamento sessuale.
• La Risoluzione sulla parità dei diritti delle persone omosessuali nella Comunità europea, 8 febbraio 1994, con la quale il Parlamento europeo ha individuato come obiettivo delle azioni comunitarie la rimozione degli «ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni»
Da allora ci sono stati ripetuti solleciti e raccomandazioni in merito: l'Italia è stata anche richiamata, ma non è stato fatto nulla.
• La Risoluzione sul rispetto dei diritti umani nell’Unione europea, 16 marzo 2000, con cui il Parlamento europeo ha chiesto «agli Stati membri di garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali».
• L’art. 9 della Carta di Nizza del 2000, riproclamata solennemente dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione nel dicembre 2007 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. C 303 del 14 settembre 2007, su cui si fonda il «diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia», senza che si faccia il minimo riferimento alla diversità di sesso.
“…Non scriviamo per chiedere un riconoscimento legale dovuto ad un capriccio personale, ma perché ne abbiamo realmente bisogno, e come noi tantissime altre coppie dello stesso sesso. Nel nostro rapporto ci sono anche implicazioni serie di salute: pensiamo sia giusto poterci tutelare vicendevolmente e con responsabilità reciproca, di fronte alle istituzioni pubbliche, al pari a tutti gli altri cittadini di questo Paese.
Noi non chiediamo niente di più rispetto agli altri. Vorremmo solo il riconoscimento legale del diritto al matrimonio civile, peraltro già sancito dalla carta Costituzionale e applicabile ad ogni cittadino italiano…”
(Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia)
10 marzo 2010
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