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La tua voce - Il quotidiano on line di Viterbo

   ANNO  IV  n°1210    Venerdì 10 Settembre 2010

ULTIME NOTIZIE:   -  BAGNAIA (VT). GITA SOCIALE   -  VITORCHIANO (VT). CINETUSCIA VILLAGE, PROGRAMMAZIONE   -  VITERBO: METEO, UNA SETTIMANA DI PREVISIONI PER LA TUSCIA

"CIAO BABY:
VISTI DALL'EUROPA"


da Espresso.it

di Carola Frediani

Incredulità. Ironie. Ma anche tanta paura che il morbo berlusconiano possa contagiare le altre democrazie liberali. Così i giornali stranieri trattano in questi giorni "il caso Italia"

L'intervento sulla legge elettorale da parte del governo per mettere una pezza sul pasticcio delle liste escluse dalle regionali; le reazioni del Popolo Viola nelle piazze; il progressivo logoramento di un Paese sommerso da continui scandali. Sono questi i punti salienti che ricorrono nella stampa estera alle prese con la decifrazione di una politica italiana sempre più irreale, sospesa fra vicende farsesche e scontri istituzionali. Mentre qualche testata si cimenta nello spiegare "l'inesplicabile", ovvero la capacità di Berlusconi di restare a galla mentre il resto del Paese sembra affondare.

"Silvio Berlusconi forza la legge elettorale", titola il francese Le Figaro Le Figaro, spiegando che il premier italiano ha fatto "passare un decreto per rimediare alle cantonate del suo partito in Lombardia e nel Lazio". "Questo atto autoritario - aggiunge il quotidiano conservatore - mette fine a una commedia grottesca che durava da otto giorni". Sullo sfondo, le elezioni regionali. Che, spiega l'edizione internazionale di Reuters, ripresa dal New York Times, "sono considerate un test per Berlusconi dopo un anno impestato di scandali". In questo contesto, "le confusioni burocratiche che hanno escluso i suoi candidati dal voto in Lombardia e nel Lazio sono state un notevole smacco".

Tutto ciò si ripercuote sulla popolarità del PdL. Molte testate riprendono la notizia del calo di consensi del governo emerso dagli ultimi sondaggi. "L'immagine del governo è stata infangata anche dallo scandalo che ha colpito la protezione civile", nota il francese 20minutes .

Anche per questo le manifestazioni di protesta, le piazze colorate di viola, suscitano l'interesse delle testate straniere. A cominciare dal Washington Post : "I membri del gruppo della società civile Popolo Viola hanno tenuto una veglia per la democrazia fuori dagli uffici del presidente Giorgio Napolitano la sera di venerdì, nel tentativo di impedire la firma della legge. Sabato, dopo che Napolitano, proveniente dalla sinistra, ha autorizzato il decreto, file degli appartenenti al Popolo Viola hanno improvvisato una protesta vicino al parlamento con cartelli che dicevano: Presidente, Non Capiamo".

Anche il catalano El Periodico dà conto delle "forti critiche" rivolte al presidente della Repubblica, sottolineando come il movimento di protesta sia nato in internet.

El Pais ci va giù duro, citando le parole del giornalista e analista politico Giancarlo Santalmassi: "Eravamo nell'anticamera del fascismo. Oggi siamo entrati". Infine, qualcuno prova a staccarsi dagli scandali contingenti per tentare un'analisi più a freddo dell'inossidabile fortuna politica di Berlusconi. Lo fa l'Independent: " Ronald Reagan era noto come il presidente Teflon, ma la capacità di Berlusconi di scrollarsi di dosso la sventura supera di gran lunga tale metafora (...) Per anni Berlusconi si è comportato più come un imperatore romano che come un primo ministro eletto, ma nell'autunno dei sui anni la tendenza è divenuta più estrema. Tuttavia l'elemento sconcertante oggi è vedere fino a che punto i suoi avversari gli permettono di farla franca".

E Vanity Fair si spinge ancora oltre:"Per venti anni gran parte degli italiani si sono sforzati di spiegare la più inspiegabile delle creature politiche, Silvio Berlusconi". Bene, ora la testata americana azzarda una chiave interpretativa: per capire Berlusconi bisogna guardare Sarah Palin. O viceversa. Un mix di "zelo imprenditoriale" e "totale assenza di autocoscienza". "Creazioni mediatiche", anche. Con la sola differenza che la Palin non è a capo del governo. Almeno non ancora.

10 marzo 2010



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