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da Panorama.it
di Stefania Berbenni
Un altro, al suo posto, ci sarebbe rimasto male. E invece su di lui sberleffi, critiche, fischi e insulti rimbalzano come la palla della pelota sul muro. Pam, pam.
Anzi, il gommoso principe Emanuele Filiberto di Savoia sorride condiscendente come si confà a un reale del suo rango, di certo educato a non reagire, a non mostrare mai risentimento.
Se tanta elastica possanza sia frutto di coraggio o faccia tosta non è dato sapere. Così come rimane insoluta la domanda: è un frescone o un combattente?
Quando, da regale esiliato, cominciò a commentare le partite per Quelli che il calcio, allora condotto da Fabio Fazio, divenne lo zimbello dello stesso Paese che, se fosse andato diversamente il referendum del 1946 fra repubblica e monarchia, avrebbe dovuto governare.
Maurizio Crozza improvvisò allora un’esilarante imitazione centrata sulla scarsa quantità di materia grigia e di cultura a disposizione dell’erede al trono: «Vorrei tanto rientrare in Italia per vedere la Torre Eiffel e la diga di Assuan…». Lui rise di Crozza. Pam, pam.
Così come ha sorriso pochi giorni fa ringraziando alla finale del Festival di Sanremo quando gli orchestrali, indignati dal suo secondo posto con Italia amore mio, hanno gettato gli spartiti accartocciati sul palco, in segno di protesta.
E non ha fatto un plissé neppure quando ha preso una bagnata solenne alle elezioni politiche del 2008 raggranellando un misero 0,4 per cento, con il suo movimento Valori e futuro, fondato nel 2005.
Probabilmente, è lì che ha capito che il suo ring d’elezione è il piccolo schermo e che, in tempi di televoto, l’investitura la dà l’Auditel.
Così è andato a sgambettare l’anno scorso a Ballando con le stelle giurando che lo faceva per farsi conoscere meglio dagli italiani, imbevuti di pregiudizi, e per portare a casa qualche soldo, visto che lui a mamma e papà non li chiede.
Con qualche buon samba, valzer e cha-cha-cha è riusciuto a far dimenticare a molti le colpe degli avi, nonni e bisnonni, e le scorribande sessuali del padre.
E pure il suo passato, non proprio blasonato, da testimonial di sottaceti e di posate, e quello da frequentatore assiduo della polvere bianca (da cui è uscito, dice, «parlando con i genitori e una persona che mi ha curato»).
A Ballando ha conquistato molti cuori femminili, soprattutto di mamme e nonne che lo trovano «educato, con quei bei modi gentili». Tanto che ha vinto, complice la fame generale di buone maniere.
Ingagliardito, ci ha riprovato con la politica, stavolta con Pier Ferdinando Casini, alle Europee del 2009. E di nuovo ha fallito. Pam, pam.
È tornato alla tv per «fare da valletto» (parole sue) a Pupo ai Raccomandati in un carnevalesco mondo alla rovescia, dove il re prende il posto del servo.
Poi, una notte, pare ispirato dagli orrori di un tg, ha scritto Italia amore mio trasudante spirito nazionale, e che lui giura nata come lettera alle due figlie (11 nomi di battesimo in due); l’araldica in materia fa discendere, idealmente, il pregevole scritto da un verdiano «patria, religione, famiglia» riveduto e corretto in chiave 2010, musicato da Pupo.
A Sanremo, la critica ha dato alla canzone fra 0 e 2, ma il televoto popolare l’ha fatta volare al secondo posto.
Miele per le mosche: dalle Iene a tutti i corsivisti, il Savoia riabilitato dalla tv è ridiventato bersaglio mobile. E lui imperterrito ha risposto che non canterà più (puff!) ma che lo aspetta un talk show o un varietà.
E che si candida come «il nuovo Fiorello». L’originale, lusingato da tanta regale attenzione, ha risposto: «Basta che io possa fare il principe terrone». Pam, pam.
redazione
14 marzo 2010
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