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ORE 11:40
Da affaritaliani.it
di Angelo Maria Perrino
E ora grande coalizione guidata da Passera
Quel che si temeva nel Palazzo è accaduto. Con le elezioni del 25 febbraio c'è un solo vincitore, Beppe Grillo e tanti sconfitti.
Tutti. Ma soprattutto si perde quell'idea di governabilità, tanto auspicata dalle diplomazie e dai mercati internazionali.
Non c'è una maggioranza in Parlamento capace di esprimere un governo. Tra i due grandi partiti popolari, il Pdl e il Pd, la partita va a chiudersi, mentre è ancora in corso lo spoglio, con un sostanziale pareggio.
E come nel gioco dell'oca: se l'Italia vuole uscire dal cul de sac in cui si è cacciata, può solo tornare alla casella di partenza, ossia a quella "maggioranza strana", l'unica possibile, che ha sorretto finora il governo Monti.
Una grande coalizione tra destra e sinistra che gestisca la difficile emergenza economica, sociale, istituzionale e politica che da anni il Paese sta soffrendo. Alternative in Parlamento non ve ne sono.
E chi dice che si torna al voto si illude: un nuovo voto farebbe crescere ulteriormente Grillo.
La palla ora passa al Quirinale e a quel Giorgio Napolitano che aveva già interpretato, disarcionando Berlusconi da Palazzo Chigi, la necessità di una svolta bipartisan.
L'intuizione del presidente della Repubblica diventa oggi esigenza perentoria sancita solennemente da un verdetto elettorale forte dell'inoppugnabilità dei numeri.
E' come se davanti allo sfascio generale, gli italiani abbiano voluto dire ai due maggiori partiti: chi rompe paga, ora insieme mettete a posto i cocci di quel Paese che avete distrutto. Non lasciando a nessuno varchi per la fuga dalle responsabilità. E suddividendo equamente gli oneri ed eventualmente gli onori.
Si rassegnino dunque le opposte tifoserie. E depongano le armi e le ditate negli occhi, interrompendo gli stucchevoli scontri da talk show. Tornino la sobrietà e i contenuti, dopo le asprezze, talora finte, della campagna elettorale.
Ci vogliono uomini equilibrati e non faziosi capaci di interpretare l'interesse generale. Non sarà facile, ma non vi sono alternative.
E' il momento dei pontieri e dei mediatori, degli uomini capaci di operare, arte difficilissima, al di sopra delle parti. Già, ma chi può andare a Palazzo Chigi? Bruciatosi stupidamente Monti con le sue stesse mani e le sue bizze stizzose, non è facile trovare dei "montini".
Ma forse uno c'è. Si chiama Corrado Passera. Viene dal governo del Professore in loden e dunque si pone in continuità con l'esperienza dei tecnici. Ma con gran fiuto si è tirato fuori al momento giusto denunciando lo strapotere al centro dei politicanti Fini e Casini. E ora ha un capitale politico e di posizionamento ricco e spendibile.
E' manager capace e competente, viene dalle banche, piace Oltretevere. Aveva votato alle primarie del Pd ai tempi di Veltroni ma ha coltivato buoni rapporti col Pdl appoggiando, ad esempio, Berlusconi nell'operazione Alitalia. Dunque potrebbe librarsi in volo, il Passera non più solitario.
Per un compito non facile, per il quale però sta studiando da tempo. E' arrivato forse davvero il suo momento.
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Di Tommaso Cinquemani
Esclusivo/ L'intervista di Affaritaliani.it al ministro Corrado Passera
Agenda digitale, piano energetico nazionale, infrastrutture e competitività.
Il ministro Corrado Passera ha incontrato a Milano i rappresentanti dell' American Chamber of Commerce in Italy,
l'associazione che raccoglie i rappresentanti delle grandi multinazionali americane e italiane che lavorano nei rispettivi Paesi.
Un'occasione per parlare di crisi, ma soprattutto delle ricette per combatterla. Ma la domanda che molti si sono fatti (e che il Presidente Vittorio Terzi ha espresso) è stata la stessa: che cosa farà il ministro Passera dopo che il governo tecnico avrà finito il suo lavoro?
"Per ora faccio il ministro, poi si vedrà", spiega l'ex numero uno di Intesa San Paolo.
Il responsabile dello Sviluppo Economico risponde per due ore alle domande dei presenti che vogliono conoscere i progressi fatti dal governo e le sfide del futuro. Mette le mani avanti Passera: "Vista l'eterogeneità della maggioranza abbiamo lavorato bene". E snocciola i successi conseguiti.
Quello più recente è lo sblocco dei fondi per l'Agenda Digitale, quell'insieme di provvedimenti che dovrebbero rilanciare le telecomunicazioni, banda larga in primis. Quasi 900 milioni di euro, molti destinati al Sud.
Se il governo si è impegnato, specialmente nella parte finale del suo mandato, a riportare l'Italia a crescere, quello che è mancato è l'appoggio dell'Europa.
"L'Ue ha fatto tutto quello che doveva fare sul tema del rigore e del controllo dei costi. Si è impegnata, a parole, anche sul fronte della crescita, ma al momento della discussione sul budget per il prossimo settennato dell'Unione, è stato raggiunto un accordo insoddisfacente", spiega il ministro ad Affaritaliani.it.
"L'Italia ha giocato un ruolo estremamente positivo e noi come Paese abbiamo avuto una serie di vantaggi. Ma l'Europa non ha dimostrato di voler mettere sugli investimenti per la crescita un impegno adeguato. Alcune voci di bilancio addirittura si sono ridotte, altre sono aumentate di pochissimo".
E lancia la sua ricetta: "Se vogliamo più Europa, più mercato unico, più crescita, bisogna aumentare gli investimenti in ricerca, in educazione, in infrastrutture e in coesione.
Gli aumenti devono essere decisi dai capi di governo e dal Parlamento, il quale, per voce del suo Presidente, il tedesco Martin Schulz, ha fatto sapere di non essere soddisfatto. Speriamo che da questa dialettica Parlamento-Consiglio scaturisca un aumento dei fondi destinati alla crescita".
Vista la location, la camera di Commercio Italo-Statunitense, non si può non ricordare le parole del Presidente Obama che incontrando Giorgio Napolitano ha detto che l'Italia deve "continuare sulla strada delle riforme".
Gli Usa vogliono un'Europa forte, in crescita, e hanno bisogno di una Italia che giochi in prima linea. "Il rapporto con gli Stati Uniti è fortissimo.
La prova è il fatto che adesso si sta lavorando al free trade agreement, che io spero vada avanti e che potrebbe rafforzare ancora di più i rapporti transatlantici", spiega Corrado Passera ad Affari.
"Ma non dimentichiamoci che la vicinanza tra Stati Uniti ed Europa non è solo di tipo economico, ma anche culturale e storico. Stiamo parlando dell'area della democrazia più compiuta".
A Milano, se si parla di crescita e di opportunità per il futuro non si può non parlare dell'Expo2015. La grande Esposizione, secondo un recente studio, potrebbe avere un ritorno di 25 miliardi di euro con migliaia di posti di lavoro nell'indotto.
"Mi sembra che tutti stiano lavorando con grande impegno", spiega il ministro adAffari. "Sia Sala, sia il Comune di Milano che la Regione Lombardia ce la stanno mettendo tutta.
Hanno un piano di lavoro che li porterà all'appuntamento, il nostro compito è quello di star loro vicino perché arrivino preparati. Non è questo il momento per fare recriminazioni, ma di spingere per fare passi avanti concreti. Proprio nella seduta di ieri del Cipe abbiamo approvato il progetto della nuova fermata Forlanini, lungo il ramo Lambro del Passante ferroviario e la cintura di Lambrate-Porta Romana.
Si tratta di un'opera del valore di 16 milioni di euro che consentirà di collegare Linate col servizio ferroviario, ed è quindi fortemente strategica per l'Expo".
26 febbraio 2013
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