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   ANNO  V  n°2193    Lunedì 20 Maggio 2013

ULTIME NOTIZIE:   -  CINETUSCIA VILLAGE E CINEMA TEATRO GENIO : LA NUOVA PROGRAMMAZIONE   -   IL METEO DI VITERBO

FIORONI DIXIT: " SE GRILLO HA
BUONE IDEE LO FACCIAMO PREMIER "


ORE 17:30

Da giornalettismo.com

di Redazione

“Se Beppe Grillo ha buone idee lo facciamo premier”


Beppe Fioroni dixit

“Bisogna pensare ai problemi del Paese, non e’ il momento di guardarsi l’ombelico e come litigare all’interno del partito e fare i processi. Lo dice uno che e’ da sempre all’opposizione all’interno del partito democratico.

Oggi e’ importante dare un governo all’Italia iniziando da Beppe Grillo che e’ il primo partito”. Cosi’ Beppe Fioroni, Pd, in un intervista a Radio 24 cerca di spegnere la polemica interna al partito.

BEPPE GRILLO E FIORONI- Riguardo al voto di fiducia dei grillini, per l’ex ministro dell’istruzione “quando si e’ il primo Partito del paese credo che si debba assumere la corresponsabilita’ di guidare l’Italia. Se Grillo si sottrae, si assume la responsabilita’.

Ci saranno altri che vorranno assumersi le responsabilita’ per dare risposte al Paese e non farci fare la fine della Grecia.

Vorrei capire se Grillo ha compreso che dopo aver gridato e additato la soluzione dei problemi con l’estinzione degli altri, oggi si deve rimboccare le maniche e concorrere a risolvere i problemi del Paese. Se ha buone ricette, lo faremo anche presidente del consiglio. Se e’ capace”.

BEPPE GRILLO E LE PROMESSE - Riguardo alle promesse elettorali di Grillo, no tav, mille euro a disoccupato, no euro, Fioroni, conclude a Radio 24: “dovra’ spiegare come facciamo a dare mille euro al mese e a non fare la tav, ma non credo si ricordi cosa ha detto in campagna elettorale.

Mi sta anche simpatico, ma attenzione se l’intelligenza diventa furbizia, se si tenta di fuggire da tutto e si predica bene e si razzola male, quando si entra in parlamento bisogna razzolare bene altrimenti gli italiani la prossima volta lo mandano a casa”.



*********



di Alessandra Cristofari

Beppe Grillo e il fascino discreto dell’uomo qualunque


Storia degli eroi arrivati dal nulla per redimere il paese Dai risultati elettorali emerge che il paese è ingovernabile e che l’Italia mantiene salda l’attitudine a farsi governare da “populismo, urla e menzogne” come ha scritto stamane Sueddeutsche per commentare la scelta dell’elettorato.

Il giornale tedesco non riesce a mandare giù che in gara ci siano non uno ma “due clown: Beppe Grillo e Silvio Berlusconi” e chiede: “Come è potuto succedere?” Per leggere il presente, basta guardare al passato per spiegare come trionfa di nuovo vittorioso l’ Uomo Qualunque: figura politica che l’Italia rimpasta sin dal 1946.

RISULTATI ELETTORALI - Se ce ne fosse possibilità, bisognerebbe portare Curiosity in Italia per metterlo alla ricerca di forme di rivoluzione, con un comando pronto a sussurrargli: “Scava Curiosity, scava, deve esserci qualcosa”. Il rover si spaventerebbe nel vedere trionfare di nuovo l’Italia delle promesse?

Dovrebbe raccogliere un mucchio di prove per spiegare come mai gli elettori preferiscono la minestra riscaldata e gli urlatori disponibili ad eventuali “prese di distanza dall’Europa da ottenere tramite referendum” e che ritengono la Costituzione Italiana “Non totalmente esatta”.

Se il gioco si fa difficile, l’obiettivo è chiaro: al momento del bisogno il nostro paese non vuole fare sacrifici e preferisce affidarsi alle promesse di Berlusconi improvvisatosi ‘Pantalone’ perché pronto a tirare fuori di tasca sua ‘i rimborsi per gli italiani’. Il fantasista ci ha regalato, nel corso degli anni, dichiarazioni memorabili che hanno fatto della nostra Terra lo zimbello dell’Europa e sembra che abbia tutte le intenzioni di proseguire in questa dichiarazione perché, secondo Berlusconi: “Abbiamo vissuto felicemente per anni senza preoccuparci dello spread, che è una invenzione di due anni fa.

Lasciamolo stare. Va bene calcolare gli interessi che il Tesoro paga, ma non confrontiamoci sempre comunque con la Germania. Non ha importanza.

Ne abbiamo fatto sempre a meno. Continuiamo a farlo. Non esiste”. La volontà degli italiani di farsi cullare da un eroe è affare recente o affonda le sue radici nel passato, o meglio, la storia non riesce proprio a insegnarci niente?

E come fanno questi personaggi arrivati dal nulla a far innamorare prepotentemente l’elettorato?

L’UOMO QUALUNQUE - I media italiani spesso hanno fatto riferimento alle similitudini tra ilMoVimento 5 Stelle e un altro partito, che non voleva farsi chiamare ‘partito’ bensì ‘movimento’: Fronte dell’Uomo qualunque. Il paragone immediato è nella stessa natura di movimento e prosegue sul cardine che li accomuna ovvero la delusione dall’attuale classe dirigente.

Guglielmo Giannini, commediografo, giornalista e fondatore del giornale “L’uomo qualunque” decide di prendere la lezione diffusa dal suo settimanale e di avviarla alla politica per contrastare il governo di Ferruccio Parri, al comando dal 21 giugno del 1945.

La prima azione è criticare apertamente il Presidente che chiama “Fessuccio” e l’invettiva porta un numero considerevole di simpatizzanti ma anche alle critiche del Partito Comunista e Velio Spano lo bolla come: “un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un’anticipazione del fascismo (…) i suoi dirigenti sono tristi speculatori delle sventure d’Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio”.

E pure, Giannini in un editoriale scrive: “Io sono quello che quando Mussolini fece il discorso di Pesaro dissi: “Ma perché parla di finanze se non ne capisce?” (…)

Io sono quello che incontrando l’ex gerarca, dissi: “Come, lei fa l’epuratore? Io sono quello che ha detto ‘Questi sono metodi e sistemi fascisti. Io sono quello che non crede più a niente a nessuno. Io sono l’Uomo Qualunque”.

Sfiducia nelle capacità dello Stato di amministrare il paese, questa la linea guida di Giannini che il 2 giugno del 1946 ottiene il 5,3 % delle preferenze, diventando il quinto partito nazionale e mettendo al governo trenta deputati.

La lotta del movimento investiva il comunismo, il capitalismo, i limiti al prelievo fiscale, la volontà di tenere lo Stato il più lontano possibile dalla vita sociale del paese e la diffusione del liberismo economico. Nel 1947 l’avvicinamento alla Democrazia Cristiana fa finire la favola del partito nato per caso che voleva rivoluzionare il paese.







BERLUSCONI E LA LIBERTA’ - A un eroe ne succede un altro, passano gli anni e nel 1994 la storia dell’uomo che ha creato la sua fortuna da solo e che ha intenzione di salvare l’Italia torna in atto. La rivoluzione non ha mai a che fare con un team ma nasce dalla volontà del singolo che avverte, all’improvviso, un rinnovamento che lo spinge a mettersi in gioco per via di una volontà innata, filosofica, superba. Ricordate la discesa in campo di Silvio Berlusconi? Lo abbiamo visto seduto a una scrivania per rispondere al malcontento generico del paese prima di distribuire manifesti elettorali giganti che hanno invaso le strade promettendo “meno tasse e più lavoro per tutti” uno slogan nato vecchio ma che, ad oggi, è la sola cosa in grado di far breccia nel cuore degli elettori italiani.

“L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare” diceva Silvio Berlusconi: insomma, era arrivato un nuovo eroe disposto a rassegnare le dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ha fondato.

E pensate che era disposto addirittura a “rinunciare dunque al ruolo di editore e di imprenditore” per mettere la sua “esperienza e tutto il suo impegno a disposizione di una battaglia in cui credeva con assoluta convinzione e con la più grande fermezza”.

Correva l’anno 1994 e a parlare era lo stesso uomo che ha portato allo sfacelo l’economia italiana e che l’Europa guarda con terrore.

In fondo, il partito si chiamava “Forza Italia” nato “non per dividere ma con una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune”, certo prima di dire nel 2012 e ribadire nel 2013 che lo spread non esiste.

Per non dimenticare:







GRILLO, QUANTE STELLE - Sulla delusione delle promesse mancate e del disagio lasciato da Berlusconi nelle mani di Monti che ha avuto il compito di bombardare il paese con l’austerità che l’Europa ha chiesto, si è piazzato Beppe Grillo.

Il comico genovese ha abbracciato l’elettorato deluso, proponendo “tagli agli sprechi” e unendo “una libera associazione di cittadini” votati al cambiamento. Il MoVimento è stato fondato il 4 ottobre 2009 da Grillo e Gianroberto Casaleggio e le stelle rappresentano l’attenzione del MoVimento a: acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività e ambiente.

Grillo ha saputo concentrare i fedelissimi intorno a necessità impellenti come quelle di ordinare un “Vaffanculo Day” per raccogliere la quantità di firme necessaria a impedire di candidare in Parlamento chi ha condanne penali e chi ha già consumato due legislature.

Il 24 gennaio del 2008, Grillo dal suo blog annuncia la volontà di “un nuovo Rinascimento” e ad oggi si è mostrato attivo sul territorio e sulla rete, finendo a capo di proposte attuali come “il reddito di cittadinanza” con il quale desidera garantire “per tre anni, una rendita mensile di mille euro al mese, così, la persona che perde il lavoro, avrà tempo di cercarlo con gli uffici di collocamento dove ci saremo noi con la rete, offriremo due o tre lavori se non accetti perdi il sussidio”.

Insomma, una promessa vincente che ha determinato il successo sfavillante dei risultati del M5S, una sola cosa resta da chiarire: l’eroe Grillo dove prenderà i soldi per tenere fede alle sue promesse? Mentre attendiamo la risposta al quesito, guardiamo indietro a Ettore Petrolini in “Nerone” per un passato che torna attualissimo: “Il popolo quando si abitua a dire che sei bravo, lo dice sempre pure che non fai niente”.



(Photo Credit/YouTube-CinecittaLuce/LaPresse/YouTube)



27 febbraio 2013



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