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ORE 12:00
Da giornalettismo.com
di Andrea Mollica
“Italiani, tornate alla lira: raus dall’euro”
Le dichiarazioni di due parlamentari tedeschi, entrambi della maggioranza che sostiene il governo Merkel
Il terremoto delle elezioni italiane inquieta l’Europa e lo stato membro più importante, la Germania.
Due parlamentari tedeschi, entrambi della maggioranza che sostiene il governo Merkel, uno dello stesso partito della Cancelliera, invitano il nostro paese ad abbandonare l’unione monetaria, in caso di mancata volontà di introdurre le riforme necessarie alla sua permanenza.
ITALIA RAUS DALL’EURO - Per la prima volta dopo le elezioni italiani alcuni esponenti di spicco della classe dirigente tedesca hanno rotto il tabù, palesato dai successi elettorali di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi.
Un parlamentare della Cdu dell’Assia, Klaus-Peter Willsch, ha detto ad Handelsblatt che alla luce dell’instabile situazione politica creatasi nel nostro paese un’uscita dell’Italia dall’euro andrebbe presa in considerazione.
” Se non si riesce a convincere la maggioranza della popolazione di un paese che bisogna rispettare obblighi al fine di far funzionare una moneta comune, non si possono chiamare nuove elezioni dall’esterno, bensì lasciarla ritornare ad una propria valuta”.
Willsh prosegue evidenziando come “se vogliamo tornare ad una convivenza pacifica e rispettosa e se prendiamo in considerazione seriamente il diritto di autodeterminazione dei popoli, dobbiamo abbandonare l’ideologia dell’euro.
Un’unione monetaria sopravvivrà solo se sarà utile ai suoi membri”.
POSIZIONE CONDIVISA - Anche l’esperto finanziario della Fdp, i liberali, il junior partner della coalizione che sostiene Angela Merkel, ha ribadito che senza riforme, il concetto che nel gergo comunitario significa austerità, l’Italia dovrebbe serenamente prendere in considerazione di ritornare alla lira. Frank Schäffler ha infatti ribadito come ” se l’euro vuole sopravvivere, deve diventare una moneta in grado di respirare.
Gli stati membri dell’unione monetaria che non riescono a stare all’interno di questa area valutaria, oppure che non vogliono, devono avere la facoltà di uscirne”.
Per Schäffler ci dovrebbe essere la possibilità di escludere i membri che non rispettano gli impegni. Solo così l’unione monetaria potrebbe sopravvivere. ”
A questo scopo tutti gli stati dell’eurozona hanno lo stesso interesse per chiedere all’Italia un rapido chiarimento su questo tema che rimane aperto. E sarebbe una cosa positiva”.
TIMORI DALL’INDUSTRIA - L’inquietudine tedesca per il voto italiano, dove hanno trionfato un politico che ha fatto la campagna elettorale contro la Merkel e la Germania egoista, Silvio Berlusconi, e un leader che proponeva un referendum sull’euro, Beppe Grillo, è sempre più diffusa.
Anche il presidente di un’importante associazione industriale, Anton Börner di BGA, che rappresenta le imprese attive nell’export, nella grande distribuzione e nei servizi, ha espresso tutti i suoi timori sul voto italiano in un editoriale pubblicato su Frankfurter Allgemeine Zeitung.
“In nessun modo deve essere ridotta la pressione sull’Italia per realizzare le riforme, al contrario deve essere aumentare per accelerarne l’introduzione. Se questo paese non dovesse superare le sue divisioni e non conseguire le necessarie riforme di struttura, ci saranno conseguenze irreparabili per l’euro.”
Per questo Börner ritiene possibile che l’Italia possa lasciare l’euro. “Dobbiamo riflettere sull’idea di rapportarci con un’eurozona modificata”, perchè come ribadisce l’industriale tedesco non si possono ignorare i problemi che si vedono per spirito europeista.
EUROSCETTICI - Le posizioni di Willsh e Schäffler sono piuttosto coerenti alla loro linea politica anti Merkel. Entrambi infatti hanno votato contro il fondo salva euro Esm, tanto che Willsch aveva fondato un’alleanza affinchè non fosse istituita la nuova istituzione comunitaria di garanzia della moneta unica. Le loro dichiarazioni non stupiscono, ma palesano come dopo il voto il problema dell’eurozona sia diventato il nostro paese.
La bocciatura dei leader che più avevano difeso una linea pro euro, Monti in primis ma anche Bersani, e le affermazioni di chi si era contrapposto all’austerità, alla Merkel e perfino alla stessa moneta unica hanno terremotato non solo il nostro paese, ma pure l’establishment comunitario.
I big dell’Europa si sono subito mostrati ottimisti sul futuro dell’Italia, così come ha ribadito Napolitano, ma il focolare dell’ostilità tedesca ai paesi del Sud sempre più stremati dalla crisi potrebbe davvero dare scossoni insostenibili all’architettura dell’eurozona.
2 marzo 2013
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