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CONFARTIGIANATO: DE SIMONE «GARANTIRE LA GOVERNABILITÀ DEL PAESE È IL PRIMO PASSO VERSO IL RISANAMENTO DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA»
La rabbia e la protesta degli italiani non hanno trovato l’argine delle proposte di cambiamento e di buona politica e l’ingovernabilità, termine usato e abusato, più che uno spettro che incombe sembra essere il destino dietro l’angolo del nostro Paese.
Si è svolta la parabola del malessere democratico che affligge l’Italia e il voto, anzi il non-voto degli italiani ne è stata chiara espressione.
La crisi della rappresentanza di un’élite politica incapace di correggere un mercato del consenso, ormai troppo fragile per le strutture partitiche della seconda repubblica, ha sorretto e facilitato l’avanzata di chi non si è recato alle urne, si è astenuto o ha annullato la scheda.
Se un italiano su tre non ha votato o si è astenuto (tre milioni in più rispetto alle elezioni politiche del 2006), uno su quattro ha votato l’antisistema grillino, lo “stato d’animo”, perché partito ancora non lo si può definire, che ha inglobato il disagio, la rabbia, l’indignazione e la protesta di un Paese.
Un Paese che “si è stancato” di vedere le solite facce, ultrasessantenni (nel caso del più giovane) che, malgrado la pluriennale esperienza politica, non hanno saputo sostenere una campagna elettorale fatta di argomenti rilevanti, proposte riformiste e slanci propositivi per il superamento dei nostri gravi e radicati “grandi problemi”.
Ecco l’Italia divisa in due - chi non ha voluto esprimersi e chi ha espresso la propria rabbia - Giano Bifronte che mostra i vari modi di rigurgitare un’intolleranza ai vecchi sistemi partitocratici, che sembrano non volerne sapere di risolvere le questioni che affliggono il Paese.
Nel panorama delineato c’è chi si crogiola nell’”inevitabile impasse”, l’ingovernabilità che, priva di responsabilità e fatica, sembra quasi agognata da chi, in fin dei conti, in questa situazione ci sta più che bene; e poi c’è chi - i più - ha ormai capito che non è più tempo e non c’è più tempo per la staticità politica, infruttuosa e regressiva. Il siparietto delle elezioni non ha cancellato gli effetti degli ultimi anni di crisi, la contrazione del mercato dovuta al rigore montiano è ancora un problema all’ordine del giorno e, in quanto tale, va affrontata in tempi rapidi.
È necessario, imperativo, assicurare al Paese la governabilità: tutte le forze politiche, in cooperazione con le classi dirigenti, hanno il dovere di assicurare la governabilità ad un paese allo stremo.
«Il Paese – spiega Andrea De Simone, Segretario di Confartigianato Imprese Viterbo – non può permettersi mesi di rinvii e sterili contrapposizioni.
Centinaia e centinaia di piccoli imprenditori, di artigiani, tutto il mondo della piccola e media impresa, non hanno più la forza per resistere al perdurare della crisi.
È un dato allarmante che il prossimo governo dovrà necessariamente affrontare: è indispensabile che il problema imprenditoriale, così come altri tra i grandi mali del paese, venga interiorizzato e che si impieghino tutte le energie possibili per risolverlo».
Il grido, dunque, è che si mettano da parte le beghe partitiche per un bene più grande, per il bene dell’Italia che, non si può smettere di ricordalo, è nel coraggio di chi lavora con le imprese, che trova gambe forti sulle quali camminare.
«Continuare a minare alle fondamenta del Paese – conclude De Simone – è un grave atto di irresponsabilità politica».
2 marzo 2013
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