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   ANNO  V  n°2193    Lunedì 20 Maggio 2013

ULTIME NOTIZIE:   -  CINETUSCIA VILLAGE E CINEMA TEATRO GENIO : LA NUOVA PROGRAMMAZIONE   -   IL METEO DI VITERBO

GOVERNISSIMO E POI...
LA SFIDA GRILLO.RENZI


ORE 16:00

Da Affaritaliani.it


di Sergio Luciano


Il sindaco 5 stelle di Parma Federico Pizzarotti è stato finalmente protagonista di un’intervista televisiva a tutto campo, artefice Lucia Annunziata, nella sua “mezzora” su Rai 3. Ha respinto numerose richieste da varie altre testate, ponendo a tutte la stessa condizione: parlare al 90% di Parma e solo al 10% di questioni nazionali. Con l’Annunziata, bravissima, la percentuale si è bilanciata e Pizzarotti ha dato qualche scampolo di informazione su quello che lui immagina possa essere l’evoluzione della politica nazionale grazie ai Grillini. Ma poca roba. E pochissima è sortita dalle interviste rapinate lungo la strada ai 163 parlamentari grillini neo-eletti che arrivavano alla spicciolata ieri all’Hotel Saint John di Roma.

La cosa non deve né autorizzare a conclusioni sommarie, né stupire: l’importante è che duri poco. Cioè: il movimento Cinque Stelle finora ha dimostrato due cose: un estremo “leaderismo” (parla solo Grillo, suggerisce solo Casaleggio) e una estrema destrutturazione, cioè mancano quadri, apparati, uffici, manca tutto. La prima cosa è pericolosissima, vent’anni di leaderismo berlusconiano (“faso tuto mi”) dovrebbero aver fatto capire agli italiani che la democrazia è fatta di “polifonia”, più suoni, più voci in campo. La seconda cosa è normale all’inizio, diventa pericolosa se continua.

Il paradosso del gettonatissimo Pizzarotti è che il suo noviziato risale a ormai un anno fa e in questi mesi da sindaco di Parma – avendo sostituito un’amministrazione berlusconiana da paura, che ha lasciato una voragine nei conti e metri cubi di fascicoli giudiziari in Procura, dai quali è auspicabile che escano presto condanne esemplari ai colpevoli di tanta malagestio – ha raddoppiato i consensi per il Movimento. Queste oggettive benemerenze, tuttavia, non bastano a trasformare Pizzarotti in un leader, non ne fanno né un Cacciari – leader solo ideologico ma incisivo per il Pd, quand’era sindaco di Venezia – né un Albertini, sindaco-emblema della rara onestà forzista, quand’era a Palazzo Marino, come primo cittadino milanese berlusconiano. Ne fanno tuttavia l’unico testimonial credibile, per ora.

Il quale, paradossalmente, nel momento del boom del suo partito ha dovuto obtorto collo firmare il “via “all’esecrato inceneritore, il “mostro” che Grillo voleva abbattere e che invece è partito, perché alternative non ce n’è. Un bagno di realismo come quello che tutto il Movimento dovrà presto fare, con i problemi reali della politica, che sono sì problemi di regole ma anche problemi si sostanza: come il salario di cittadinanza, una bellissima idea, una chimera, che da solo costerebbe 18 miliardi all’anno, un paio in meno di tutto il gettito dell’Imu (non solo di quello sulla prima casa). Il guaio dei Grillini, oggi, non è di non sapere, ma di non avere alcuna esperienza e alcuna personalità politica diversa da quella del loro sbraitante lìder maximo. Ci sono tutte le premesse affinché presto acquistino ciò che gli manca e alleggeriscano il peso di Grillo su tutti loro.

Ma questo “presto” rischia di essere troppo tardi per l’Italia. Per questo, forse, la via maestra che la storia potrebbe indicare, di fatto, al Paese è quella di un governissimo che, senza i voti dei 5 Stelle, faccia le poche riforme fattibili in un anno restando fedele all’Europa per poi riportare il Paese alle urne e riproporre agli elettori l’unica sfida interessante per loro, che non potrà mai più essere se votare due bolliti, Bersani e Berlusconi, ma se votare tra le due vere novità, Grillo e i suoi – avendoli intanto conosciuti meglio – oppure Renzi, il “rottamatore gentile”, che potrebbe rinnovare molto senza distruggere tutto. Uno scontro Grillo-Renzi, quello sì che sarebbe interessante e, comunque andasse, foriero di una fase nuova per l’Italia. Ma ci vuol tempo, e l’Italia non ne ha…


04 marzo 2013




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