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CONFARTIGIANATO: IMPRESE E SPREAD KILLER, È ITALIANO IL CREDITO PIÙ CARO D’EUROPA. A VITERBO IL TASSO D’INTERESSE È SALITO AL 6,22%
Piccole e medie imprese soffocate da una crisi perdurante e dall’accesso al credito bloccato. L’imprenditoria nostrana si staglia gracile nel panorama viziato da una politica monetaria espansiva che – quando c’è – non dà i frutti sperati.
Succede, dunque, che se la Bce applica la politica monetaria espansiva le imprese italiane ne beneficiano in misura minore rispetto a quelle concorrenti.
Nell’Eurozona i tassi di riferimento si sono abbassati di 81 punti base nel corso del 2012, in Italia però il ribasso si è bloccato a quota 55. la distanza fra i maggiori tassi pagati dal sistema produttivo in Italia piuttosto che in Germania fa sì che per gli imprenditori italiani il credito sia costato 14,3 miliardi di euro in più l’anno.
Così, se la Germania gode del più basso tasso medio sui nuovi finanziamenti (2,17 %), l’Italia arranca sotto il peso di 148 punti base in più rispetto ai tedeschi, con un tasso fermo al 3,65% (97 punti in più rispetto alla media europea).
Distanze enormi ci separano dall’andamento dell’Eurozona e per le aziende il problema dell’accesso al credito va a braccetto con quello del fisco.
«Cresce vertiginosamente – spiega Andrea De Simone, direttore di Confartigianato Imprese Viterbo – il numero degli imprenditori costretti a ricorrere al credito bancario per pagare le tasse.
I nostri studi da mesi ormai non fanno che sottolineare la paralisi che sta colpendo la piccola e media impresa, stretta nella morsa di un credito bancario inaccessibile al quale vanno ad unirsi il rigore fiscale e i mancati pagamenti delle commesse da parte delle pubbliche amministrazioni e delle altre aziende».
L’irrigidimento creditizio che affligge il Paese non fa sconti alla provincia viterbese, dove il dinamismo imprenditoriale soccombe sotto il peso del costo del denaro.
A Viterbo il denaro costa sempre di più; con un aumento di 171 punti base rispetto allo scorso anno, il tasso effettivo sul credito è salito al 6,22%, a conferma di uno spread ancora troppo elevato.
«Il calo della quantità di finanziamenti alle imprese – spiega De Simone - è un dato che non si può trascurare.
Le realtà più penalizzate sono le piccole imprese con meno di 20 addetti; nello specifico, a soffrire ancora di più il razionamento del credito sono le imprese artigiane.
È necessario uscire da questa situazione di stallo che, inevitabilmente, blocca l’intera economia: alle realtà imprenditoriali vanno restituiti ossigeno, dignità e fiducia.
A tal fine è fondamentale uno sforzo straordinario e un impegno responsabile da parte del sistema bancario: è indispensabile la collaborazione degli istituti di credito, in particolare quelli maggiormente radicarti nel territorio.
5 MARZO 2013
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