|
ORE 18:00
Da affaritaliani.it
di Sergio Luciano
Riggio, il consigliori di Eurnekian
alla conquista degli aeroporti italiani
Appena nato e già insidiato a morte: è il piano-aeroporti del ministro uscente (e forse, chissà, premier tecnico rientrante) Corrado Passera, che ne aveva fatto un punto d'orgoglio del suo programma di governo e l'ha partorito in zona Cesarini. Ma un piano cos'è, soprattutto se meramente “d'indirizzo” e privo di poteri direttivi?
È un apostrofo burocratico tra le parole “proviamoci” e “macché”. E difatti l'assalto al piano è già partito, precisamente in Sicilia, dove una compagine imprevedibile e determinata sta muovendosi per consolidare anziché razionalizzare l'assetto degli scali dell'isola, sulla scia e con i soldi del “magnate” armeno-argentino Eduardo Eurnekian.
La compagine è davvero imprevedibile perché annovererebbe – il condizionale per ora è d'obbligo, ma tra gli addetti ai lavori la circostanza è data per certa - l'attuale presidente uscente dell'Enac Vito Riggio, con un probabile interessamento dell'ex ministro Pietro Lunardi, tornato da tempo alla sua attività d'imprenditore, che a quell'incarico l'aveva nominato nel 2003 (anche se poi vi fu confermato dal governo Prodi).
In sostanza, Eurnekian ha acquistato da un imprenditore privato che voleva fare cassa il 39% dell'aeroporto di Trapani, la cui maggioranza relativa (49%) appartiene alla finanziariamente esangue Provincia; e, consigliato dal suo amico Riggio, sta esaminando la possibilità di acquistare gli aeroporti di Catania e successivamente quelli di Firenze, Pisa e Genova, tutti – più o meno – controllati dagli enti locali che sono a loro volta a corto di liquidità ed hanno bisogno di soldi: per un gruppo liquido come la “Corporation America” di Eurnekian, è il momento di fare buoni affari. Il suo legame di amicizia con Riggio è noto, tanto che fu il presidente dell'Enac l'unico esponente di un authority aeronautica nazionale europea a voler presenziare all'inaugurazione dell'aeroporto di Ierevan, in Armenia, che fa parte del gruppo dell'argentino.
Anche se nel 2004 Eurnekian non era riuscito ad impedire il crack della compagnia aerea Volare – un dissesto da 500 milioni di euro – nel cui capitale era entrato da poco: ma si sa, un cattivo affare può capitare a chiunque.
Di traverso sulla loro strada, Corporation America e i suoi veri o presunti sponsor politico-istituzionali italiani troveranno però numerosi attori di peso, come del resto gli è capitato in Portogallo, dove la loro offerta per la privatizzazione dei locali aeroporti è stata sconfitta da quella della francese Vinci Airports, che ha pagato 3,08 miliardi di euro, pari a un multiplo di oltre 15 volte l'ebitda...
In Italia, un progetto lucido e ambizioso di investimenti negli aeroporti – e di razionalizzazione della loro rete – lo ha varato F2i, il fondo per le infrastrutture guidato da Vito Gamberale, che ha acquistato il 46% della Sea – la società che gestisce gli scali milanesi – la Gesac, che gestisce a Napoli l'aeroporto di Capodichino e la Sagat di Torino, che gestisce Caselle e detiene quote di minoranza negli scali di Bologna e Firenze, con la possibilità di passare a maggioranza ovunque possibile e “fare sistema”. L'approccio di Gamberale è infatti molto “istituzionale” e punta a consolidare e mettere in rete gli scali controllati, evitando duplicazioni, concorrenza intestina e insomma esaltando la capacità di generare business e non perdita, com'è finora sempre capitato in tanti casi di scali minori locali.
Almeno: queste sono le intenzioni enunciate. Su 101 aeroporti civili italiani, infatti, solo 31 sono stati definiti “di interesse nazionale” dal piano Passera e molti di essi, tra i quali Brescia, Albenga, Foggia, Siena, la stessa Verona e,. in Sicilia, Comiso sono in cronico “rosso”, con paradossi da pura “Sprecopoli”. Sulla pista di Comiso, ad esempio, che fu inaugurata nel 2007 dall'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema “come ponte tra Italia e Paesi arabi”, dopo l'aereo di Stato di quell'occasione non ha più poggiato le ruote alcun altro velivolo.
A Trapani la società di gestione finanzia la compagnia Ryan Air pagandole ben 6,2 milioni di euro l'anno (un tot a passeggero) per “incentivarla” a mantenere dei voli low-cost su quella destinazione, mandando comprensibilmente in bestia tutte le altre compagnie.
In questa maionese impazzita, lo spazio “di mercato” per smettere di perdere soldi e fare del sano business c'è, ma non è infinito. Avere in Italia, oltre ai Benetton con Fiumicino e al “nuovo entrante” F2i, un altro attore forte come potrebbe essere Eurnekian, sulla carta non è neanche un male: a condizione però che tutte le parti in commedia giochino rispettando le regole, il che non sembra essere stato sempre e ovunque il “forte” dell'armeno.
Al suo attivo gioca, però, sicuramente la forte capacità di lobbying del consulente Riggio, un “cavallo di razza” della politica meridionale, riciclatosi alla grande dalla prima alla seconda Repubblica.
Da giovanissimo in politica, sinistra Dc in Sicilia, eletto per la prima volta alla Camera nell'87, da sempre avversario degli andreottiani isolani di Salvo Lima, Riggio ha poi saputo traslocare tempestivamente sotto le bandiere di Mario Segni, facendosi rieleggere nel '94 e lavorando costantemente, al fianco del suo primo sponsor e grande amico Sergio D'Antoni, nelle varie sigle partitiche gemmate dal tracollo della Dc: Ccd, Cdu, Udc fino a Democrazia europea, rivestendo nel frattempo anche l'incarico di assessore ai Lavori pubblici della Regione Campania. In quella regione ha tra i tanti amici un referente molto caro in Domenico Zinzi, attuale presidente della Provincia di Caserta, di Marcianise: proprio il comune su cui insistono i terreni dove si discute da tempo di creare un nuovo aeroporto internazionale per disingolfare – sostengono i promotori – lo scalo di Capodichino (che dista 20 chilometri!), suscettibile in realtà, secondo tesi opposte, di un ulteriore sviluppo senza alcun bisogno di essere alleviato...
5 marzo 2013
|